“Per me, formarsi, oggi, significa prima di tutto imparare a disimparare, imparare a vivere insieme, a creare, resistere, amare, lottare in modo non violento”. Così diceva Ettore Gelpi nel giugno 2001.
Noi ci ritroviamo completamente in quest’orientamento. Non si incontrano cose, ma processi, non si scambiano oggetti, ma messaggi. Apprendere è allora organizzare e riorganizzare l'equilibrio/disequilibrio di un sistema rispetto all'ignoto, al nuovo: la storia, la rappresentazione ed il processo di evoluzione del sistema diventano l’oggetto delle ricerca educativa. Questa non avviene né meccanicamente né in modo lineare, ma vive sulla ristrutturazione incessante di premesse, interazioni, interferenze, aspettative, strategie conoscitive e rappresentazioni delle relazioni e delle esperienze. Non è allora, il concetto che spiega la realtà, ma è l’organizzazione degli elementi che connettiamo insieme. Ovvero: non sono i nostri rigidi « a priori» (etici, formali, tecnici, ecc.) a darci sicurezza, ma l’attenzione e cura per il concreto e complesso intreccio di eventi che caratterizzano l’agire educativo. «Costruire un castello? Un lavoro da schiavi o un gioco meraviglioso. Tutto è nel modo» diceva Fernand Deligny.
La formazione, allora, si ricongiunge con un’idea per noi, movimento dell’educazione attiva, centrale: la laicità come metodo della libertà. E’ con questo spirito che abbiamo costruito questa nostra nuova proposta di formazione che non si rivolge solo agli “addetti ai lavori” (insegnanti, educatori, tecnici, ecc.) ma anche alle famiglie, ai cittadini, a tutti coloro che considerano l’educazione un fatto sociale che “ci riguarda”.